Negli anni Ottanta, Pripyat era una città modello dell’Unione Sovietica.
I suoi viali erano ampi, i palazzi moderni e i parchi giochi sempre pieni di bambini.
Le altalene, come quelle di questa immagine, risuonavano delle risate dei più piccoli, ignari di ciò che sarebbe accaduto.
Oggi restano come simboli silenziosi di un’infanzia spezzata e di una città che si sarebbe trasformata in un luogo abbandonato, inghiottito dal tempo e dalla memoria.





























