La scena mostra un cane seduto al centro di un appartamento ormai vuoto a Pripyat.
Il mobilio semplice e tipico degli anni Ottanta sovietici, con divano, credenza e vecchio televisore, evoca la quotidianità improvvisamente spezzata dall’evacuazione.
Molti animali domestici furono lasciati indietro quando gli abitanti furono costretti a fuggire.
Questa immagine diventa simbolo del dolore silenzioso e delle vite interrotte dalla tragedia nucleare.





























