La notte del 26 aprile 1986, quando il reattore esplose, furono chiamati i vigili del fuoco.
Arrivarono senza tute protettive, con attrezzatura normale, convinti di dover domare un incendio come tanti.
Spruzzavano acqua sulle fiamme che divoravano l’edificio, ma ciò che non potevano vedere era la nube radioattiva che li stava già consumando dall’interno.
Molti di loro morirono nei giorni e nelle settimane successive, vittime eroiche di un nemico invisibile: la radiazione.
Sono ricordati come i primi martiri di Chernobyl.





























