Negli anni Ottanta, Pripyat era una città giovane, piena di famiglie e di vita.
Qui i bambini giocavano tra i palazzi moderni, con i loro giocattoli semplici, mentre i genitori lavoravano alla centrale di Chernobyl.
Questa immagine rappresenta l’innocenza spezzata: un bambino che gioca ignaro del destino imminente, un futuro che sarebbe stato interrotto all’improvviso dall’esplosione del reattore.
Un ricordo struggente di un tempo che non sarebbe mai più tornato.





























